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Genova, la raccolta differenziata entra in carcere
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di Stefano Arduini (s.arduini@vita.it )
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19/04/2007
La sperimentazione partita a Civitavecchia approda a Marassi
Dopo il carcere di Civitavecchia la raccolta differenziata entra anche nell'istituto penitenziario del Marassi di Genova. Promotori del progetto in cui per la prima volta non e' il detenuto a beneficiare di un servizio, ma e' lui stesso ad offrirlo, oltre alla direzione del carcere sono la commissione speciale carceri della Provincia, l'assessorato al ciclo dei rifiuti del Comune e la polizia penitenziaria. I detenuti si renderanno cosi' partecipi di un programma di politica ambientale all'interno del carcere.
Il progetto e' sperimentale, durera' un anno durante il quale gli 'sponsor' della raccolta differenziata (due detenuti privi di sanzioni disciplinari) faranno il giro delle 122 celle raccogliendo la plastica dai contenitori con l'ausilio di un sacchetto in carta autoreggente. Inoltre giornali e riviste verranno ritirati ogni giorno dai due detenuti che provvederanno poi a smistarli in appositi recipienti. Dunque, la raccolta riguardera' carta, cartone e plastica. Infine lo stesso tipo di raccolta e' prevista anche negli uffici amministrativi del carcere dove verranno distribuiti contenitori in cartone accanto alle fotocopiatrici e vicino ad ogni scrivania.
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Tale processo è comune a molte altre specie animali e si divide in diverse fasi, l'una pi evoluta dell'altra. In sostanza avviene nel momento in cui, per motivi di forza maggiore, non c'è la possibilità di avere la fecondazione maschile per cui alcune uova ai autoattivano, determinando non la combinazione di geni tra madre e padre, ma il passaggio dei cromosomi dell'unico genitore. Si parla quindi di quattro diversi tipi di partenogenesi: rudimentale, nel momento in cui compare un'autoattivazione dell'uovo, a cui vengono trasmessi solo i cromosomi della madre, accidentale, in cui oltre ad un'autoattivazione compare una prima forma di selezione genetica, facoltativa, quando diventa una pratica comune in alcune specie animali, e obbligatoria, quando diventa l'unico mezzo di riproduzione di una specie.
Nel caso dei Dragi di Komodo si tratta di un evento eccezionale, dato dalla cattività della madre e dal bisogno di riprodursi: si consideri che comunque i varani sono una specie in via d'estinzione, attualmente presenti in cinque isole indonesiane. Ciò potrebbe comportare un cambiamento non indifferente per la continuazione della specie.
Fonte: Virgilio, Wikipedia
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Sos radon
Mal di radon per 12 regioni su 20 con rischio doppio in Campania. Questi i risultati dell'indagine di Altroconsumo. Su un totale di 2.543 adesioni in tutta Italia, 245 - circa il 10% - hanno registrato valori superiori a 400 Bq/mc (Becquerel al metro cubo), soglia oltre la quale una raccomandazione dell’Unione europea consiglia un intervento di bonifica sulle abitazioni. I luoghi più a rischio sono in Lombardia, Friuli, Campania, Lazio e Piemonte. Le province con i valori registrati più elevati: Salerno, Roma, Viterbo, Latina e Biella. Il problema non è confinato a poche zone del Paese: nel complesso il valore-soglia è stato superato almeno una volta in 12 regioni su 20 e nel 38% delle 101 province.
Il radon è un gas naturale radioattivo cancerogeno, seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo. La campagna di rilevazione condotta da Altroconsumo è partita 4 anni fa e all'iniziativa hanno aderito oltre 2.500 soci dell'associazione, interessati a scoprire l'eventuale presenza nella propria abitazione del gas. Altroconsumo chiede quindi maggiore attenzione al rischio radon: «Oggi – affermano i responsabili dell'associazione – i danni alla salute causati da questo gas sono ignorati: non vi sono campagne informative, politiche di prevenzione, né attenzione all'utilizzo dei materiali e alle tecniche di costruzione abitativa. La legge in vigore è limitata solo ai luoghi di lavoro, mentre è proprio nelle abitazioni private che soggiornano più a lungo anziani e bambini, individui la cui salute è più vulnerabile». L'associazione di consumatori chiede «che sia istituita una mappatura aggiornata del territorio per monitorare la presenza del gas cancerogeno».
La nuova ecologia
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