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Lettera aperta al Presidente del Consiglio Romano Prodi
Di seguito riportiamo la lettera indirizzata al neo Presidente del Consiglil, Romano Prodi, scritta dai due rappresentanti nazionali dei volontari in servizio civile pervenutaci dalla community nazionale dei volontari in servizio civile.
19 Maggio 2006
I volontari del Servizio Civile Nazionale esprimono preoccupazione per l’annunciato trasferimento della
delega del Servizio Civile dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri al Ministero della Solidarietà
Sociale.
Questa importante realtà che moltissimi giovani stanno vivendo, deve essere sviluppata all'interno di un
contesto che la valorizzi come politica giovanile a tutto tondo, che va al di là dei singoli ambiti di
applicazione. Inoltre, tale Ministero è stato tradizionalmente sottoposto a ingenti tagli di
bilancio che non possono che destare timore. Il "sociale" è certamente una realtà fondamentale per
l'attuazione del Servizio Civile Nazionale ma appunto UNA delle sue molteplici possibilità di realizzazione.
La preoccupazione che noi volontari esprimiamo riguarda lo sbilanciamento che rischia di crearsi a
favore dei progetti a carattere socio-assistenziale e a discapito di altre realtà, quali ad esempio la
cultura e la tutela dell’ambiente.
Non va dimenticato che il Servizio Civile è concepito innanzitutto come strumento di difesa non violenta
della Patria: è un esempio di cittadinanza attiva che merita un rilievo di primo ordine.
Al Presidente del Consiglio chiediamo la ratio di questo "trasferimento" di competenze, e soprattutto,
nello spirito di quanto dichiarato durante la campagna elettorale, di cominciare a pensare a noi giovani come
a degli interlocutori da coinvolgere costantemente.
I Rappresentanti Nazionali dei Volontari nella Consulta del SCN
Emanuele Pizzo
Concetto Russo
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A Bergamo Servizio Civile Day
Si è svolto ieri l'open day dedicato al servizio civile organizzato dall'Università degli Studi di Bergamo.
L'incontro, presieduto e introdotto dal prof. Lizzola, aveva come fine quello di far conoscere agli studenti le modalità con le quali potessero partecipare al bando di prossima uscita.
All'evento hanno quindi partecipato otto realtà associative ben radicate sul territorio: ARCI, Associazione Mosaico, l'Ospedale Bolognini di Seriate, Caritas, il Comune di Bergamo, le Confcooperative e Aisin.
Molti giudicano il servizio civile come un'ottima possibilità per approfondire le tematiche dei propri studi, per fare un anno di esperienza nel mondo del lavoro, per conoscerlo ed integrarsi al suo interno e, non per ultimo, per avere una prima retribuzione con la quale mantenere la propria istruzione.
I ragazzi che formuleranno la domanda per partecipare alle prossime selezioni del nuovo bando, la cui uscita è prevista per la fine del mese, sono molti secondo le previsioni, sicuramente aumentati nel tempo, segno evidente che il servizio civile, dopo aver faticato i primi anni per farsi conoscere, ora è considerato una ricchezza e un'opportunità interessante per i ragazzi che dimostrano, in questo modo, il loro interesse per le professioni in ambito sociale.
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di TULLIA FABIANI
Sono contenti di essere utili agli altri, di vivere un'esperienza formativa professionale e umana e di guadagnare qualche euro a fine mese. Quanto basta per dirsi soddisfatti di aver fatto il servizio civile. Il giudizio dei giovani italiani, già rilevato dal settimo rapporto della Cnesc (Conferenza nazionale enti servizio civile) del dicembre scorso, viene confermato pienamente da un'altra indagine voluta questa volta dall'Ufficio Nazionale per il servizio civile. E che mette in evidenza però anche le cose da migliorare: ad esempio le scarse informazioni che a volte i ragazzi ricevono circa il compito da svolgere e la mancanza di un referente che segua il lavoro del volontario.
Per leggere il resto dell'articolo potete visitare il sito di "Repubblica" dal quale il testo è stato tratto cliccando sul seguente link:
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Un dialogo è possibile
Ogni giorno si sente parlare di quanto culture diverse trovino difficoltà d'integrazione o confronto tra loro e ogni giorno si apprende tristemente quanto conflitti armati e guerre sanguinose siano causati da incomprensioni tra popoli. Molto spesso infatti si teme l'ingerenza da parte di popolazione che si credono lontanissime dal proprio modo di vedere, per cui la difesa della propria storia porta a soluzioni a volte estreme.
Nota positiva, a questo proposito, è la notizia proveniente dal Marocco, in cui i cittadini marocchini hanno condiviso la festività della Pasqua con quelli ebrei.
La notizia ha una certa rilevanza poiché l'entrata a far parte della società marocchina non è stata sempre facile per gli ebrei, che da sempre sono stati considerati un popolo senza paese e, in qualità di questa caratteristica, da sempre scacciati e "sballottati" da una parte all'altra del mondo. Il loro fortissimo attacamento alla propria religione e alle proprie origini, unico motivo epr cui non si sono dispersi ed "estinti" (culturalmente parlando, ovvio), li ha costretti nel tempo ad un esilio continuo.
Ora, sapere che la comunità ebraica ha aperto un dialogo con i cittadini marocchini fa ben sperare che i divari pssano essere attenuati. Sicuramente questo percorso riserva asperità notevoli: le differenze tra i due popoli sono enormi, ma l'apertura alla condivisione ad opera di due culture che, a detta di molti, non sono molto aperte alle "infiltrazioni esterne" lascia la speranza che l'intolleranza, almeno presso queste comunità, si affievolisca nel tempo.
Fonte: www.peacereporter.net, articolo di Christian Elia
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